Una lotta senza fine?

Ilaria Cucchi confessa la storia d’amore sbocciata tra lei e Fabio Anselmo, l’avvocato con cui lavora da anni per ottenere giustizia per suo fratello.

“Strumentalizzare la morte di mio fratello? Sì, per aiutare quelli che non hanno voce”

Vediamo alcune risposte di Ilaria Cucchi.

Come sono stati questi dieci anni?

“Io non ho ancora lasciato andare mio fratello, non l’ho salutato. Lo farò quando avrò la verità. Sono ferma a quando, guardando il corpo martoriato all’obitorio di Roma, gli dico: è colpa mia, non ho saputo salvarti, ma ti prometto che andrò fino in fondo”.

Perché «colpa sua»?

“Perché nei sei giorni in cui fu agli arresti, non riuscii a ottenere l’autorizzazione per vederlo. E io, che credevo nelle istituzioni, mi dicevo: però, è in buone mani, non può succedergli nulla. Invece, Stefano stava morendo solo come un cane, pensando che l’avessimo abbandonato. Questo farò fatica a perdonarlo, se arriverà il giorno del perdono”.

Chi era Ilaria Cucchi, prima di quel 22 ottobre 2009?

“Una ragazza normale, che s’era sposata a 26 anni, aveva avuto Valerio a 28, Giulia a 34 e che non aveva mai preso una decisione da sola. Mi ero sempre affidata ai genitori, poi a mio marito. Ero una perfettina, diceva Stefano. Nell’ultima telefonata, mi parlava della difficoltà di reinserirsi dopo la comunità, io gli facevo coraggio. E lui: “Ma che ne sai? Tu hai una vita perfetta”.

Come si perde Stefano?

“Era sempre il più piccolino di tutti. Per camuffare la fragilità faceva lo spavaldo, ha incontrato brutte compagnie e la droga. Ma era buono, e simpatico al punto che io, da timida, me lo portavo dietro per fare amicizia più facilmente. Mi chiedeva “ma sei felice?”. Era così sensibile da aver capito che la mia vita era perfetta solo all’apparenza»”.

Dov’era l’imperfezione?

“In questi dieci anni, Stefano mi ha fatto tanti regali. Il primo è farmi capire che certe cose non possiamo cambiarle, mentre per altre abbiamo il dovere di lottare. E poi, nel tempo, ho trovato la mia dimensione di donna e la felicità che lui mi augurava. Mi sono separata e l’altro regalo di Stefano è stato Fabio, che a volte mi fa: vorrei non averti conosciuta, perché significherebbe che Stefano è vivo”.

È un amore straordinario.

“Lo è. Ci ha consentito di trovare forza l’uno nell’altra. In un’udienza in cui pareva che sotto accusa ci fosse Stefano perché drogato o magro, Fabio ha chiesto di fare una domanda ai medici che l’avevano visitato vivo. Gliel’hanno negata. L’ho visto lanciare in aria la toga e urlare “io vengo da Ferrara tutte le settimane a spese di questa famiglia e voi non mi consentite di fare il mio lavoro”. In quell’istante, mi sono innamorata di lui”.

Non l’immaginava quando lo scelse perché aveva seguito il caso Aldrovandi.

“Mi disse: la prima cosa è scattare foto al corpo. Io pensai: che strani questi avvocati del Nord, ci sarà l’autopsia e tutto andrà come deve andare. Invece, senza la foto del volto pesto, tutto si sarebbe fermato. Vedendola, tutti hanno capito cosa era stato fatto a Stefano e la solitudine che ha provato quando è morto. Per tenere alta l’attenzione pubblica sono andata ovunque. Lasciavo i figli a casa, Giulia mi vedeva solo in tv. Lì ho scoperto che parlare significa non elaborare il lutto, rivivere sempre lo stesso dolore”.

Quando avrà dei colpevoli come si sentirà?

“So che comunque, avremo perso anni e serenità. Io non ho mai portato mia figlia a una festa. Però, ho anche insegnato ai figli molto di più di quanto avrebbe fatto la mamma perfettina che ero”.

Categorie:NOTIZIE

Tagged as: , , ,

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...