L’italia a lavoro

Boom dei professionisti dell’economia digitale tra il 2014 e il 2018.

Analizziamo il dato proveniente dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro nell’indagine “I fabbisogni professionali delle imprese”, che analizza le prime 10 professioni vincenti, che dal 2014 al 2018 hanno registrato la maggiore crescita (+1.151,4 milioni di posizioni lavorative), e le professioni perdenti, spiazzate dall’evoluzione tecnologica o da fenomeni di crisi, che registrano, stesso periodo, la maggiore flessione del numero dei lavoratori. In cima alla classifica delle professioni altamente qualificate, dal 2014 al 2018, appunto i professionisti dell’economia digitale: analisti e progettisti software. Strettamente legate alla quarta rivoluzione industriale anche altre tre professioni: al 3° posto i disegnatori industriali, al 5° posto i tecnici esperti in applicazioni, e all’8° posto i programmatori (+13,5 mila). I contabili e professioni assimilate occupano il 2° posto, mentre al 4° posto troviamo le professioni sanitarie riabilitative.

Se nelle regioni del Nord in testa alla classifica si trovano le professioni legate alla rivoluzione tecnologica, nel Mezzogiorno risultano vincenti i white job, legati ai lavori specialistici socio-sanitari.

Tra le cosiddette professioni perdenti, la professione con la maggiore contrazione della domanda è quella degli addetti all’immissione dati. Al 2° posto, gli esercenti alle vendite al minuto e a seguire gli specialisti in contabilità e problemi finanziari. Non deve poi sorprendere che il grosso della domanda di lavoro totale nel nostro Paese riguardi le professioni mediamente qualificate, infatti queste sono svolte dal 53,4% degli occupati in Italia. Si pensi, ad esempio, al settore turistico (alberghi e ristoranti).

Secondo i dati Istat, a maggio il tasso di disoccupazione è sceso al 9,9%, la prima volta in 7 anni senza doppia cifra. Ma dal Csc una doccia fredda: “Male produzione secondo trimestre. Tassi sovrani troppo alti”.

Positivo anche il tasso di occupazione, pari al 59% per il mese di maggio. Si tratta – spiega l’Istat – del valore più alto da quando sono disponibili le serie storiche, ossia dal 1977. Il numero degli occupati ha così raggiunto 23 milioni e 387 mila unità. A maggio – commenta l’Istituto nazionale di statistica – l’occupazione è in crescita dopo la sostanziale stabilità del mese precedente; tale aumento porta la stima degli occupati oltre i livelli massimi storici, sia in termini assoluti sia come incidenza sulla popolazione.

La crescita occupazionale riguarda in particolare gli uomini e si distribuisce tra dipendenti permanenti, a termine e indipendenti. I dipendenti superano per la prima volta il livello di 18 milioni di unità.

Questi dati non bastano però per invertire la rotta della nostra economia che, come spiega Confindustria, non riesce a decollare.

“Le condizioni dell’economia italiana sono rimaste deboli nel secondo trimestre”, rileva il Centro studi nella consueta ‘congiuntura flash’ che ricorda l’andamento negativo per la produzione industriale, attesa in calo di 0,7%, nonostante un modesto recupero in maggio-giugno (stime Csc). Le imprese vedono la domanda in affievolimento, sia quella interna, sia quella estera. Il pmi continua il recupero nella manifattura, ma resta in zona contrazione (49,7 a maggio); viceversa, nei servizi è scivolato in area stagnazione (50,0).

Tra le soft skill più importanti: essere persistenti, riconoscere i problemi e avere la capacità di lavorare in gruppo.

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