Hip hip urrà…Prosecco Patrimonio Mondiale dell’Umanità

“Le colline del prosecco da oggi sono Patrimonio Mondiale dell’Umanità”. Lo ha decretato a Baku, in Azerbaijan, il World Heritage Commettee composto da rappresentanze di 21 Stati che hanno il compito di valutare le candidature. Salgono così a 55 i siti italiani di cui il mondo ha fatto tesoro.

L’attesa decisione arriva dopo la bocciatura dell’anno scorso, quando l’iscrizione saltò per due voti (Spagna e Norvegia) portando al rinvio. Attesa dunque, ma non senza polemiche. La candidatura, proposta sin dal 2010 e sostenuta nel 2017 dall’allora ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, ha visto infatti sollevarsi il fronte del ‘no’ da parte di alcune associazione ambientaliste (tra cui Wwf, Legambiente, Pesticides Action Network, Marcia Stop pesticidi, Colli Puri) preoccupate degli effetti della viticoltura intensiva e dell’uso dei pesticidi che caratterizzano la produzione delle colline del Trevigiano. Alla monocultura che divora il suolo, con siepi e alberi che non ci sono più, si aggiungono i danni di fitofarmaci e altri erbicidi, secondo gli ambientalisti che da anni combattono contro le sostanze chimiche tossiche utilizzate nei campi.

Si festeggia invece tra i paesaggi vitivinicoli dell’area che produce lo spumante. Nella mappa dell’origine controllata, in realtà, ci sono anche le province di Veneto e Friuli, compreso il paese di Prosecco (in provincia di Trieste). Da queste terre proviene lo spumante con oltre 140 anni di storia alle spalle che, oltre ad avere conquistato i mercati esteri, al Veneto regala questi 30 chilometri di colline coperte di vigneti a perdita d’occhio, ora riconosciuti – come già le Dolomiti e la laguna di Venezia – patrimonio dell’Umanità.

Ma sulle colline venete la mano dell’uomo sembra essere stata una benedizione, almeno finora. Nella descrizione ufficiale dell’Unesco, si legge che “la zona include una serie di catene collinari, che corrono da est a ovest, e che si susseguono l’una dopo l’altra dalle pianure fino alle Prealpi, equidistanti dalle Dolomiti e dall’Adriatico, il che ha un effetto positivo sul clima e sulla campagna. Se Conegliano ospita molti istituti legati al vino, Valdobbiadene è invece il cuore produttivo dell’area vinicola. I ripidi pendii delle colline rendono difficile meccanizzare il lavoro e di conseguenza la gestione delle vigne è sempre stata nelle mani di piccoli produttori. È grazie a questo grande, pacifico esercito di lavoratori e grazie all’amore per la loro terra che è stato possibile preservare queste bellissime colline e creare un forte legame tra l’uomo e la campagna. Il risultato di questo forte legame è uno straordinario esempio di come questa antica cultura sia fortemente radicata alla sua terra”.

Si tratta di un angolo di natura che l’uomo ha saputo valorizzare e monetizzare. Lo sa bene Zaia che definisce “eroici” quegli agricoltori che hanno ‘disegnato’ le colline per secoli: “Il blasone Unesco consacra la particolare conformazione geomorfologica delle nostre colline e il ricamo di coltivazioni vitate, di ciglioni erbosi e terrazzamenti” che oggi rappresentano una vera ricchezza, non solo paesaggistica. Delle 464 milioni di bottiglie Doc vendute lo scorso anno, prodotte su oltre 24 mila ettari di vigneti tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, circa 2 su 3 sono state vendute all’estero dove la Gran Bretagna – fa notare la Coldiretti che ha organizzato un maxi brindisi nel ‘Villaggio contadino’ al Castello Sforzesco di Milano – è di gran lunga il Paese che ne consuma di più”. Al punto che lo sparkling wine di casa nostra era stato persino accusato di rovinare lo smalto dai dentisti britannici, scatenando una valanga di critiche. L’aumento record del 21% delle vendite nel 2019, a conferma che il Prosecco è il vino made in Italy maggiormente esportato, ha sicuramente dato una spinta alle bollicine italiane più popolari.

Ma ora tra Conegliano e Valdobbiadene la vera sfida sarà proteggere quel “microcosmo di natura-cultura” per conservarne sia il valore economico che quello culturale. Un impegno di cui oltre a Zaia, si fa carico anche Costa:

Belle le parole del ministro dell’Ambiente Sergio Costa:

Si tratta di un bel risultato per il nostro territorio e mi complimento con il ministro Gian Marco Centinaio e il presidente Zaia per il successo a lungo atteso”.

Adesso che le luci del mondo si sono accese su questa zona, e che tutto il mondo ci guarda e ci guarderà nei prossimi anni, è fondamentale che tutti gli attori istituzionali aumentino l’impegno per la tutela dell’ecosistema e della biodiversità trasformando questa zona in un esempio di sostenibilità libero dai pesticidi. Noi faremo la nostra parte.

Sergio Costa

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