5G in Italia

Nuove possibilità offerte dalle reti mobili di quinta generazione, nuove norme per tutelare la sicurezza nazionale…

La Next Generation Mobile Networks Alliance definisce i seguenti requisiti per le reti 5G:

  • velocità dati di decine di megabit al secondo per decine di migliaia di utenti
  • 1 gigabit al secondo simultaneamente a molti lavoratori con gli uffici posti sullo stesso piano
  • parecchie centinaia di migliaia di connessioni simultanee per reti di sensori senza fili capillari e di grandi dimensioni
  • efficienza spettrale significativamente potenziata in confronto al 4G
  • copertura migliorata
  • efficienza dei segnali potenziata
  • latenza significativamente ridotta in confronto all’LTE.

Il 5G costituisce la frontiera più avanzata della comunicazione mobile, una tecnologia in grado di abilitare servizi altamente innovativi nella maggior parte dei settori merceologici (per esempio, automotive, medicina, grande distribuzione, logistica). L’effettiva messa a punto e conseguente diffusione di questa tecnologia ha un ruolo essenziale per il passaggio alla nuova dimensione dell’odierna società “connessa”, trattandosi di uno degli abilitatori principali dei servizi della cosiddetta quarta rivoluzione industriale.

I servizi di nuova generazione si fondano su una costante comunicazione tra macchine nonché tra macchine e persone e necessitano di capacità di banda particolarmente elevate, ampie, veloci e affidabili. Il 5G promette velocità di download molto superiori rispetto al 4G, una latenza prossima allo zero, dunque un interscambio affidabile di una quantità massiva di dati.

Non sorprende, che tale tecnologia attragga un interesse sempre maggiore da parte di attori del mercato, società, autorità di regolamentazione e consumatori. L’applicazione di questo nuovo standard coinvolge infatti diversi settori, tra i quali: automotive (per consentire alle nuove automobili connesse di “comunicare” con gli altri veicoli e con le infrastrutture stradali, “vedere” i segnali del mondo circostante e adottare decisioni “consapevoli” in tempo reale); smart city e tecnologia internet of things (per lo sviluppo di strumenti di telemetria seamless in grado di fornire e organizzare dati per la gestione di mobilità, traffico, manutenzione predittiva, utilizzo energetico efficiente, per consentire una migliore pianificazione urbana); cloud computing e cloud gaming (per svincolarsi da alcuni limiti legati alle capacità della componentistica hardware, virtualizzando la user experience su server dedicati); telemedicina (per il trattamento di patologie complesse a distanza).

L’interesse nazionale
A conferma di tale significativo interesse, in Italia l’asta per l’assegnazione delle frequenze 5G ha raggiunto la cifra record di 6,5 miliardi di euro. In Germania, l’asta 5G ha finora raggiunto, dopo poco più di due mesi di contrattazioni, quota 6,2 miliardi di euro.

Considerata la mole di investimenti, trattandosi di un’iniziativa ad alto utilizzo di capitali, visto l’impatto dei servizi alimentati a 5G e alla luce della mole di dati che transiterà sulle reti, è naturale che i governi si siano interessati ai temi connessi a tale piattaforma di comunicazione.

In Italia, tale focus si è concretizzato nell’emanazione delle norme contenute nel decreto legge 22/2019 dello scorso 25 marzo che ha ampliato i cosiddetti “poteri speciali” del governo, già previsti dalla normativa del 2012. In base a tali disposizioni:

  • i servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati su tecnologia 5G assumono rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale e così anche le relative reti che tali servizi supportano;
  • il governo italiano ha dunque la possibilità di esercitare alcuni “poteri speciali” nel caso in cui siano stipulati contratti aventi ad oggetto l’acquisto di beni o servizi relativi alla progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione delle reti 5G, nonché l’acquisizione di componenti ad alta intensità tecnologica funzionali a tale realizzazione o gestione, quando tali contratti siano posti in essere con soggetti esterni all’Unione europea. Tra tali prerogative del governo, rientrano l’esercizio del potere veto o l’imposizione di specifiche prescrizioni o condizioni.

Tali regole si collocano in un contesto normativo che peraltro già prevedeva il possibile esercizio dei “poteri speciali” in relazione ai settori ad alta intensità tecnologica tra cui:

  • le infrastrutture critiche o sensibili, comprese quelle per data storage e data management;
  • le tecnologie critiche, compresa l’intelligenza artificiale, la robotica, i semiconduttori, le tecnologie con potenziali applicazioni a doppio uso (civile e militare), la sicurezza in rete, la tecnologia spaziale o nucleare;
  • i settori concernenti la sicurezza dell’approvvigionamento di input critici e l’accesso/controllo relativo a informazioni sensibili.

Queste disposizioni sono il termometro di un panorama nazionale e internazionale in forte evoluzione nel quale, da un lato, le aziende competono per lanciare il prima possibile i servizi innovativi in tecnologia 5G e, dall’altro, i governi sono chiamati a regolare alcuni aspetti critici legati all’implementazione delle reti di nuova generazione, laddove sia in gioco la difesa e la sicurezza nazionale. Con un bilanciamento tra i diversi interessi sempre assai delicato.

Questione di tempi
Il 5G ha già visto la luce in diverse aree geografiche del mondo. In Corea del Sud e Stati Uniti, i dispositivi mobili possono già sfruttare connessioni 5G. Svizzera e Gran Bretagna hanno già un servizio di connettività 5G.

In Italia, dopo l’avvio di sperimentazioni ad ampio spettro, si vedono già le prime proposte commerciali di connessioni 5G. Da giugno, infatti, è possibile usufruire di servizi di quinta generazione a Bologna, Milano, Napoli, Roma e Torino.

La sfida, adesso, sarà quella di abilitare i terminali alle frequenze 5G, ampliando il più possibile l’offerta dei dispositivi mobili che possano supportare questa nuova frontiera della comunicazione cellulare.

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