Ottimi sviluppi per la lotta al cancro

In sviluppo la terapia che può rappresentare una svolta epocale nella lotta al cancro.

“Car-T” l’innovativa procedura che insegna al nostro sistema immunitario a riconoscere il tumore e a ucciderlo

Il nostro sistema immunitario, a causa di meccanismi di evasione messi in atto da alcune di queste cellule, a volte, non è in grado di proteggerci perché non le riconosce come cattive. Le cellule tumorali sono cellule dell’organismo, che vanno incontro a modifiche genetiche che le consentono di eludere il meccanismo immunitario che quindi non sa riconoscerle come pericolose. Le Car-T ( Chimeric antigen receptor T-cell) sono linfociti T (cellule) geneticamente ingegnerizzati che, esponendo sulla loro superficie un recettore specifico, riescono finalmente a riconoscere le cellule tumorali come un pericolo per l’organismo e, di conseguenza, ad ucciderle. Questi linfociti T sono definiti ‘chimerici’ perché costituiti da due componenti: una porzione che riconosce il target tumorale, quindi i nostri nemici, e una porzione che permette loro di attivarsi contro questi nemici, come dei veri killer ‘buoni’.

Vediamo insieme la spiegazione del professore Paolo Ascierto dell’Istituto tumori Napoli:

In pazienti refrattari alle cure tradizionali abbiamo registrato tassi di guarigione tra il 40 e il 50%

La terapia consiste in due fasi: una prima in cui alcune cellule del sistema immunitario del paziente, i linfociti T, vengono prelevate e modificate geneticamente in maniera tale da poter essere in grado di riconoscere le cellule tumorali; e una seconda fase in cui queste cellule modificate vengono reinfuse nello stesso paziente, permettendo questa volta il riconoscimento della cellula tumorale e la sua uccisione. Attraverso questo meccanismo le cellule maligne, che inizialmente riuscivano ad eludere il sistema immuni-tario, vengono riconosciute e combattute dal sistema immunitario stesso.

I risultati ottenuti dall’utilizzo dei Car-T su alcuni tumori del sangue, in particolare per il trattamento della leucemia linfoblastica acuta a cellule B e del linfoma B a grandi cellule, per le quali c’è già stata l’approvazione Fda (ente regolatore Usa, ndr) ed Ema (ente regolatore europeo, ndr), hanno aperto la strada alla sperimentazione clinica su tante altre forme di tumore. Attualmente sono in corso numerosi studi volti a valutarne l’efficacia e la sicurezza in pazienti affetti anche dal cancro della mammella, del pancreas, del polmone, del cervello, di testa e collo, ma anche di altri tumori ematologici, come il mieloma. In Italia sono stati trattati dal 2016 ad oggi circa 30 pazienti, di cui alcuni affetti da leucemia linfoblastica acuta (Lla) e altri da linfoma.

L’Italia potrebbe iniziare a beneficiarne entro la fine dell’anno in corso ma, al momento, questa importante ed innovativa terapia non rientra nella pratica clinica italiana. Infatti, è in corso la procedura di approvazione da parte dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco).

Si prospetta che il numero di pazienti trattati in Italia si aggirerà intorno a 500-600 all’anno. Tale trattamento necessita di una selezione del paziente molto accurata, di tempi di attesa lunghi (circa 3 mesi tra prelevamento e reinfusione delle cellule modificate) e soprattutto di centri altamente specializzati che siano in grado di affrontare e risolvere quelli che potrebbero essere importanti complicanze. Insomma, le strutture dovranno essere accreditate a livello internazionale per il trapianto allogenico e creare team che includano ematologo, oncologo, medico trasfusionista e rianimatore. Così la terapia può diventare potenzialmente devastante per il tumore.

Paolo Ascierto

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