Vacanze al mare?? Sempre più care!

Addio spiagge libere: in Italia comandano gli stabilimenti e una giornata al mare costa sempre di più.

Sempre meno spiagge libere in Italia. È questa la conclusione dell’ultimo rapporto di Legambiente sulle spiagge. Colpevoli la cementificazione e l’assenza di norme che disciplinano il rapporto tra spiagge libere e concessioni demaniali, non soltanto per gli impianti balneari ma anche per i circoli sportivi, bar, ristoranti.

In media circa il 42% delle coste sabbiose italiane è occupato da stabilimenti balneari. Ma in alcune regioni la percentuale è ancora più alta: 69,8% in Liguria, 67,7% in Campania, 61,8% nelle Marche, 51,7% in Toscana.

Se poi il calcolo viene fatto per determinati comuni, anziché per una regione intera, le percentuali raggiungono picchi del 90%. Come nel caso di Rimini (90%) o di Forte dei Marmi (93,7%). Ad Alassio sono 95 gli stabilimenti balneari, che occupano oltre 6 km su 7 totali di litorale.
Inoltre, oggi in Italia in circa il 10% delle aree costiere è interdetta la balneazione per ragioni di inquinamento. Tra le coste dove risulta interdetta la balneazione figurano al primo posto Campania (25,8 km) e Calabria (22,8). In molti comuni non ci sono inoltre i necessari controlli per verificare che le spiagge libere non siano relegate a porzioni di costa di “Serie B”.

L’italia è l’unico Paese in Europa che non stabilisce una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione. Alcune regioni sono intervenute in questo senso: è il caso della Puglia che ha fissato un limite per le spiagge libere pari al 60%. Ma in 5 regioni: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Basilicata, Toscana e Sicilia non esistono norme di questo genere.

Legambiente denuncia quindi, il basso costo dei permessi rispetto alle entrate (in aumento) grazie a un rincaro dei prezzi. Oggi una giornata al mare costa in media 26 euro a persona. Secondo i dati relativi al 2016 lo Stato incassava poco più di 103 milioni di euro dalle concessioni a fronte di un giro di affari attorno ai 15 miliardi di euro annui. Insomma, il calo nelle spiagge libere, oltre a limitare la libertà del cittadino, non frutta molto allo Stato.

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