Italia: addio alla dieta mediterranea?


Bimbi obesi, Italia da record

Secondo Jama Pediatrics in Europa, i tassi di sovrappeso infantile oscillano tra il 21% e il 35%. I Paesi dell’area mediterranea registrano i risultati peggiori

Viviamo nella culla della dieta mediterranea, ma sembriamo non prendercene più cura. Diversamente, i bambini italiani non sarebbero i più grassi d’Europa, al pari dei coetanei greci (35 per cento, 1 su 3). A confermare il triste primato è una ricerca pubblicata sulla rivista «Jama Pediatrics», condotta con l’obiettivo di valutare la portata dell’aumento ponderale nella popolazione pediatrica del Vecchio Continente. In Europa i tassi di sovrappeso e obesità infantile oscillano tra il 21 e il 35 per cento, con i Paesi dell’area mediterranea che restituiscono i risultati peggiori. Tra questi c’è l’Italia, che vede così certificato il fallimento delle proprie abitudini alimentari.

In Italia e in Grecia i bambini più grassi d’Europa

Un dato che sorprende, dal momento che proprio la dieta che porta il nome dello specchio d’acqua che separa la Sicilia dal Nord Africa è considerata la più equilibrata e sostenibile, anche sul piano ambientale. La sua reputazione non cambia alla luce di queste statistiche, che però confermano quello che è un sospetto che molti ricercatori covano da tempo. Ovvero: la dieta mediterranea risulta ormai abbandonata anche dai discendenti di coloro che per primi l’hanno messa a punto. L’«occidentalizzazione» dei consumi è considerata la più probabile causa di questo mutamento delle condizioni dei bambini che nascono e crescono nei Paesi del Sud Europa, fino agli anni ’80 del secolo scorso quasi del tutto esenti da simili problematiche.

L’abbandono della dieta mediterranea è anche una conseguenza della recessione vissuta a cavallo tra i primi due decenni del nuovo secolo. Si spiegherebbe anche così la maggiore prevalenza del sovrappeso e dell’obesità – infantile, ma non solo – nelle regioni del Mezzogiorno. Un italiano su cinque, secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed di Pozzilli (Isernia) e pubblicato sul «Journal of Public Health», ha dovuto rivedere le proprie abitudini a causa di una minore disponibilità economica. L’impatto è stato più significativo nelle famiglie del Centro e del Sud Italia, in particolare in quelle con livelli di istruzione e reddito più bassi. Dati che confermano come le buone abitudini alimentari siano appannaggio di chi dispone di maggiori risorse: culturali e finanziarie. Limitando l’analisi al nostro Paese, la maglia nera del sovrappeso e dell’obesità infantile spetta alla Campania: un problema per oltre il 40 per cento dei bambini. A seguire il Molise e Calabria, in «vantaggio» di diversi punti percentuali rispetto alla Sicilia, alla Basilicata e alla Puglia.

L’unica nota lieta del lavoro portato avanti dai ricercatori dell’università di Castilla-La Mancia (Cuenca) – 103 gli studi passati in rassegna, oltre 478mila i piccoli osservati: di età compresa tra i 2 e i 13 anni – è data dalla costanza delle percentuali di sovrappeso e dell’obesità infantile. Dall’analisi condotta sui dati misurati nel quinquennio compreso tra il 2006 e il 2011, è emersa una sostanziale stabilizzazione dei numeri. Entrambe le condizioni sono state rilevate con maggiore frequenza tra le bambine: sia nei primi anni di vita sia alle soglie dell’adolescenza.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...