L’invasione delle libellule

Il comportamento anomalo di animali e insetti preoccupa. I casi sono moltissimi. Le ripercussioni sugli esseri umani e su altre specie stanno cominciando a manifestarsi. Tanto che la scienza da tempo manda segnali. E visto che le contromisure tardano ad arrivare, si comincia a studiare come agire con la situazione in peggioramento. Alessandro Dondo, direttore della Struttura Complessa Generale di Diagnostica dell’Istituto Zooprofilattico Alimentare, lo dice chiaro: «Negli anni ci stiamo adoperando per fronteggiare l’emergenza sanitaria».

Direttore, c’è un filo conduttore in tutti gli episodi che si registrano negli ultimi mesi?

«E’ una domanda molto complessa con una risposta altrettanto difficile. La risposta comunque è si, ci sono elementi comuni a molti episodi. Poi, si deve fare attenzione da caso a caso, anche per non creare allarmismi. Gli episodi che hanno riguardato le tartarughe, per esempio, devono essere presi con prudenza: solo in parte ci sono elementi che avevano a che fare con la modifica dell’ecosistema».

Quali sono?

«Le nuvole e gli sciami di molte specie diverse di insetti. Oppure le carpe morte in acqua. Dietro a tutto questo c’è l’innalzamento delle temperature, che incide molto fortemente su moltissime dinamiche animali».

Ad esempio?

«Prendiamo il caso degli insetti. Molte specie reagiscono immediatamente alla trasformazione del clima, che diventa più caldo. In estrema sintesi, se si alza la temperatura, durante l’inverno non muoiono, e continuano a riprodursi e moltiplicarsi. Ma vale lo stesso in altri momenti dell’anno, dove si aggiunge anche il problema dell’umidità, una situazione dove prosperano».

Ed è successo anche quest’anno?

«Eccome, in modo simile a quello che è accaduto negli anni precedenti. La stagione recente, per esempio, è stata caldissima e ha compromesso molti equilibri. Ha favorito la morte di moltissimi esemplari di determinate specie, oltre che il proliferare di altre».

Ci sono rischi per l’uomo?

«Si, e non è assolutamente una novità. Ma ci sono rischi anche per gli altri animali».

Come mai?

«Perché alcuni esemplari di alcune specie spesso sono vettori per malattie infettive. Le dinamiche possono essere diverse. Ma, in linea di massima, si può dire quanto segue: il cambiamento climatico porta all’innalzamento delle temperature. A sua volta, questo provoca lo spostamento di vettori, cioè animali e insetti, verso altri territori, insieme alle malattie. Dove prima non c’erano».

È preoccupante?

«Abbastanza. La trasmissione da vettori è un dato chiaro sia a livello veterinario che umano. Non a caso ci adoperiamo di continuo per affrontare l’arrivo di nuove malattie. Spesso in altri Paesi sono già conosciute, ma si tratta di prepararsi da un punto di vista diagnostico, clinico e terapeutico, in modo da essere pronti ed evitare l’emergenza sanitaria, o per sapere come gestirla. I servizi sanitari lo fanno di continuo. Non si deve cedere ad allarmismi, anche se la situazione è evidente».

Di che malattie si tratta?

«Alcune sono quelle che un tempo venivano chiamate esotiche. Altre, invece, anche qui sono note da tempo, ma essendo legate ai parassiti ora hanno una maggiore incidenza».

Ci sono categorie a rischio?

«Diciamo piuttosto che è bene munirsi di precauzioni. Chi fa molta vita all’aperto dovrebbe osservare una serie di accorgimenti: pantaloni lunghi durante le escursioni nei boschi o in montagna. Per quanto riguarda gli animali, invece, c’è tutto il discorso della biosicurezza degli allevamenti. Nel caso di animali domestici, si possono usare collari speciali e spot-on».

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