Il tracollo della borsa

Borse in ribasso e obbligazioni in rialzo a nuovi livelli record

Vendite che rischiano di mettere a repentaglio il +2% settimanale fin qui difeso dalle azioni globali, motivato dalle manovre eccezionali della Banche centrali a supporto dei mercati.

Milano peggiora al -3,55%, le altre sono in linea: Londra perde il 3,55%, Francoforte arretra del 3,6% e Parigi del 4 per cento. A Piazza Affari gli occhi si puntano su Poste Italiane, che ha alzato le stime per il 2020 nonostante l’epidemia ed è l’unico titolo del paniere principale a resistere all’ondata di vendite, e sui conti di EssilorLuxottica. Tra i peggiori si segnala Prysmian.

Il titolo di Stato trentennale americano ha visto il suo rendimento scivolare per la prima volta sotto l’1,5%, il decennale sotto lo 0,9%, il Bund tedesco ha aggiornato il record a dieci anni con il -0,74% mentre quello cinese è a livelli che mancavano dal 2002. Con i titoli più sicuri che vedono scendere i rendimenti, sale lo spread tra il Btp decennale e l’omologo Bund tedesco: arriva a vedere 190 punti sugli schermi Bloomberg, per poi oscillare in area 185. Il rendimento del decennale avanza all’1,13%. Proprio ieri il governo ha approvato il piano che prevede maggior deficit per 6,3 miliardi e misure che verranno messe in pista per contrastare il contraccolpo economico del Covid-19 da oltre 7 miliardi.

Intanto si annuncia un’altra giornata di tregenda sul fronte azionario, dopo il rosso del 3,58% del Dow Jones a Wall Street, ieri sera. “Il focus è tutto concentrato sulla diffusione del coronavirus fuori dalla Cina e non vedremo un assestamento dei mercati finché non sarà raggiunto il picco dell’epidemia”, riconosce Susan Buckley, strategist di QIC Ltd. che ha in portafoglio oltre 50 miliardi di dollari, a colloquio con la televisione di Bloomberg. Poi l’ammissione: “Durerà più di quello che la maggior parte di noi si aspettava”.

Le Borse asiatiche hanno accusato pesanti ribassi: Tokyo è scesa ai minimi da 6 mesi dopo l’ennesima correzione che ha fatto perdere al Nikkei il 2,72% a quota 20.749,75, con una flessione di 579 punti. Sul mercato valutario lo yen – considerato un bene rifugio – riprende la manovra di apprezzamento sul dollaro a 105,80, e sull’euro poco sotto a un valore di 119. Perdita del 2,16% anche per Hong Kong, mentre la Piazza di Shanghai si attesta sul -1,2 per cento. La Banca centrale del Giappone (Boj) – dicono i media locali – ha allo studio nuove misure di sostegno per i settori economici maggiormente colpiti dall’espansione dell’epidemia. I consumi delle famiglie giapponesi intanto sono emersi calo per il quarto mese consecutivo dopo l’aumento dell’Iva decisa dal governo di Tokyo lo scorso ottobre: a gennaio – quando ancora il caos della malattia non era deflagrato – le spese dei nuclei familiari composti da almeno due persone sono calate del 3,9%.

Sempre tra i dati macro si segnala che gli ordini all’industria in Germania salgono del 5,5% mensile a gennaio dopo il -2,1% di dicembre e contro un atteso +1,4%. In Italia si stima per le vendite di gennaio una variazione congiunturale nulla in valore e un lieve aumento in volume (+0,1%) rispetto a dicembre. Sempre Istat, nella sua relazione mensile sull’economia, dice che l’indicatore anticipatore “continua a registrare tassi di crescita negativi, evidenziando che lo scenario a breve termine della nostra economia rimane caratterizzato da prospettive di persistente debolezza dei livelli di attività economica. Anche questo indicatore non riesce ancora a stimare gli effetti legati all’emergenza sanitaria in corso”.

Tra le materie prime, infine, la corsa ai beni rifugio continua a premiare l’oro che si appresta a chiudere la migliore settimana dall’ottobre 2011. Lo spot gold avanza dello 0,1% a 1.671 dollari l’oncia, dopo avere guadagnato questa settimana oltre il 5%. Il prezzo del petrolio apre in calo dopo l’intesa per un taglio alla produzione da 1,5 milioni di barili al giorno tra i paesi Opec. Oggi è previsto l’incontro con gli altri produttori tra cui la Russia. L’accordo non è scontato e sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti cede di 33 cent a 45,57 dollari e quelli sul Brent arretrano di 39 cent a 49,60 dollari al barile.

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