Scadenze fiscali

Non tutti i titolari di partita IVA e le imprese beneficiano della sospensione lunga delle scadenze fiscali del mese di marzo ed aprile. I contribuenti con fatturati superiori a 2 milioni di euro sono i primi ad essere chiamati alla cassa il 20 marzo 2020, ma non solo.

Sono diversi i dubbi sorti dopo la pubblicazione del decreto Cura Italia, il primo provvedimento economico emanato per rispondere all’emergenza economica determinata dalla diffusione del coronavirus.

In prima battuta si credeva che la proroga delle scadenze fiscali sarebbe stata onnicomprensiva e generalizzata. Non è ovviamente così ed entro il 20 marzo 2020 molti titolari di partita IVA dovranno provvedere al versamento di alcuni dei tributi la cui scadenza originaria era fissata al 16 marzo.

A prescindere dal settore di riferimento e dalle dimensioni aziendali, entro venerdì 20 marzo 2020 sarà necessario versare la tassa annuale di vidimazione dei libri sociali. Nessun sospensione, inoltre, per le ritenute sui redditi da lavoro autonomo.


Si presenta particolarmente contorta e stratificata la proroga delle scadenze fiscali introdotta dal Decreto Cura Italia, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 17 marzo 2020.

L’articolo 60 prevede una rimessione in termine peri versamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni in scadenza il 16 marzo 2020, che vengono prorogati al 20 marzo 2020 per tutte le imprese, a prescindere da attività svolta, sede e dimensione aziendale.

Per tutti i soggetti con domicilio fiscale, sede legale o sede operative in Italia sono inoltre sospesi gli adempimenti fiscali in scadenza tra l’8 marzo ed il 31 maggio 2020, che potranno essere effettuati entro il 30 giugno senza l’applicazione di sanzioni (ad esclusione tra quelli relativi al 730 precompilato, come l’invio del modello CU).

Proroga scadenze fiscali, entro il 20 marzo 2020 il versamento di ritenute professionisti e autonomi insieme alla tassa vidimazione libri sociali
Nel disporre la proroga lunga, strutturata secondo le regole riassunte nella tabella di cui sopra, il Decreto Cura Italia individua specifiche fattispecie, così che tasse ed imposte non esplicitamente citate rientrano nella più generica rimessione in termini.

Il 20 marzo 2020 tutte le imprese, anche quelle dei settori più colpiti e con volume d’affari inferiore a 2 milioni di euro, dovranno effettuare il versamento di: ritenute su redditi da lavoro autonomo e professionale: il decreto Cura Italia sospende esclusivamente le ritenute alla fonte di cui all’articolo 23 e 24 del DPR n. 600/1973; tassa annuale vidimazione libri sociali.
La scadenza del 20 marzo 2020 riguarderà inoltre i soggetti che esercitano attività escluse dall’elenco di quelle maggiormente colpite dal coronavirus e che hanno conseguito ricavi o compensi superiori a 2 milioni di euro nel 2019.

Entro domani sarà necessario pagare tutte le imposte la cui scadenza originaria era fissata al 16 marzo 2020, senza possibilità di rateazione.

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